Jonathan Stroud - La Trilogia di BartimeusPubblicato da Claudio, Domenica 13 aprile 2008 Libro 1 - L'Amuleto di Samarcanda
![]() Quello che invece non mi ha convinto del tutto è stata la difficoltà a immedesimarmi e provare simpatia per il ragazzino protagonista della vicenda (soprattutto dopo aver letto delle tragiche conseguenze della sua azione), nel quale ho trovato ben poche caratteristiche positive. Un'altra cosa che mi ha lasciato un po' freddo è la scelta di rappresentare l'intera società magica della Londra alternativa del romanzo come una massa di fanfaroni politicanti arrivisti e corrotti, e ridurre la magia alla mera evocazione di entità, come il jinn, "a servizio"; scegliendo quindi di alienarsi la freschezza e la fantasia di tematiche che un argomento come la magia può conferire a un universo fantastico letterario. Tutto sommato, però, una lettura brillante e a volte irresistibile, soprattutto per merito dell'ironia e del sarcasmo del jinn narrante.
Libro 2 - L'Occhio del Golem
![]() Il Jinn è come sempre un mattatore, e le parti dove è lui a narrare in prima persona sono irresistibili! Le mie poche perplessità riguardo il primo volume vengono fugate dalle scelte dell'autore, che dedica quasi metà del libro a Kitty (lasciando un ruolo più defilato all'antipatico Nathaniel/Mandrake), uno dei membri della Resistenza, comparsa fugacemente nel precedente libro; si comincia a capire che nella contrapposizione comuni/maghi Stroud vuole farci parteggiare decisamente per i primi... Da un punto di vista prettamente tecnico, la prosa è fra le migliori che abbia letto in un libro per ragazzi, il ritmo è quasi sempre alto e, anche se il finale del giallo del Golem è piuttosto prevedibile, non ci sono mai cadute di tensione o di stile nonostante le 500 e passa pagine del libro. Consigliatissimo!
Libro 3 - La Porta di Tolomeo
![]() L'unico appunto che mi sento di muovere a un testo che merita di diventare un classico della narrativa per ragazzi è forse il poco pathos del finale, che mi aspettavo un po' più vibrante e drammatico. Ma quello che conta veramente è che Nathaniel, odioso nei primi due romanzi, qui si riscatta definitivamente e, con uno vero e proprio slancio eroico... ehm, meglio se non vado avanti, altrimenti chi deve ancora leggerlo mi farà scagliare Inferni, Fondenti e Deflagrazioni assortite dal suo jinn personale! Complimenti a Jonathan Stroud, non vedo l'ora di leggere i suoi prossimi lavori! Catalogato in: Recensioni Jeffery Deaver - Lo Scheletro che BallaPubblicato da Claudio, Domenica 13 aprile 2008 ![]() Ho comprato tutti i suoi libri, tutti in edizione cartonata e a prezzo pieno. Ho letto tutti i suoi libri e li ho amati, compreso questo. Un giorno, però, avendo deciso di scrivere anch'io un thriller "all'americana", ho commesso l'errore di rileggere in maniera analitica i libri di Deaver (e tra questi "Lo Scheletro che Balla"), per carpire i suoi espedienti e studiare la sua tecnica, e con mia grande costernazione mi sono accorto non solo che le trame non stanno in piedi, ma che in alcuni casi rasentano addirittura la presa in giro del lettore. Ho scritto una disamina sulle incongruenze dello "Scheletro che Balla", che allego qui in formato PDF (è troppo lunga per inserirla nel corpo del testo).
Morale: se avete a cuore una minima coerenza e verosimiglianza nelle trame dei thriller che leggete, evitate Deaver! Catalogato in: Recensioni,Rampogne e reprimende Chuck Palahniuk - RabbiaPubblicato da Claudio, Sabato 12 aprile 2008 ![]() Ma questo "Rabbia", invece, è davvero... troppo. Per riprendermi dopo una prolungata sessione di lettura e convincermi della fondamentale normalità del genere umano ho dovuto accendere la TV su Gambero Rosso Channel e guardarmi la ricetta filmata della torta di carote e mandorle. Scherzi a parte, Palahniuk è un maestro nel descrivere, con uno stile piano e privo di fronzoli, la follia che si annida nella mente dell'uomo moderno e soprattutto americano, senza mai prendere una posizione: si limita a descrivere, accettando senza giudicare, tutto quello che i suoi folli personaggi fanno (per la maggior parte racconta di tossicodipendenze di generi alternativi - dalla violenza, in Fight Club, da medicine e aspetto fisico in Invisible Monsters, dalla morte in Ninna Nanna, da veleni di natura animale e chissà cos'altro qui). Il problema è che i suoi personaggi in Rabbia fanno cose davvero troppo disturbanti (almeno per me), e leggere troppo a lungo delle assurde gesta di Rant Casey arriva a destrutturare il cervello del lettore... e in vista dell'arrivo a breve di una figlia, a me per ora il cervello serve ben strutturato. Ciao ciao, Palahniuk. Catalogato in: Recensioni Scott Lynch - Gli inganni di Locke LamoraPubblicato da Claudio, Sabato 12 aprile 2008 ![]() L'inizio fuorvia un po', con una carica grottesca forse eccessiva, ma dopo le prime 50/60 pagine la storia decolla e il resto del libro si fa leggere molto piacevolmente. Non ci sono momenti di pausa; i personaggi sono caratterizzati bene (forse pecca un po' il protagonista, che mi sarei aspetatto più "canaglia" e che invece risulta a volte troppo ragionevole e accondiscendente). I dialoghi sono sagaci e pieni di brio (e di parolacce, quindi voi educande siete avvertite!), ma il vero punto di forza del libro è la straordinaria città di Camorr, viva e pulsante nelle colorite descrizioni di Scott Lynch. Il vero punto di forza del romanzo è proprio la città di Camorr E' un po' una Venezia fantastica, con i suoi ponti di vetro e i quartieri-isole, mischiata con una Napoli arabeggiante, tutta vicoli, mercati e banditi; i nomi dei personaggi, tutti di matrice italiana, sono un tocco gradito per noi lettori del Bel Paese.A voler essere pignoli, un paio di lungaggini potevano essere sfoltite a livello di editing, ma "Gli inganni di Locke Lamora" resta un bel romanzo, consigliabile a tutti, e un ottimo primo capitolo della preventivata serie di sette libri sulle avventure della Spina di Camorr. In America è già uscito il seguito, di ambientazione marinaresca/corsara, e non vedo l'ora di leggerlo! Catalogato in: Recensioni Christopher Paolini - EragonPubblicato da Claudio, Sabato 12 aprile 2008 ![]() Non conosco i libri di Ursula LeGuin e la saga di Dragonlance da cui si dice Paolini abbia tratto i concetti della magia basata sul Vero Nome (Nota: adesso ho letto Earthsea, e ho avuto conferma del fatto che Paolini ha copiato da lì la sua idea della magia) e sul rapporto telepatico col drago, ma conosco bene Il Signore degli Anelli e posso dire che la maggior parte di Eragon ne è una pallida imitazione. Quello che più mi lascia allibito (sebbene sia ben conscio che milioni di copie vendute e un film possano dare alla testa) è la sfrontatezza dimostrata da Paolini quando afferma che la sua scrittura si pone come obiettivo una "bellezza lirica a metà tra i momenti migliori di Tolkien e la traduzione di Seamus Heaney di Beowulf". Nulla di male a porsi questi obiettivi, anzi tutt'altro, ma almeno Paolini abbia la decenza di ammettere, nella stessa frase, che è ancora ben lontano dal raggiungerli. Catalogato in: Recensioni
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