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Citazioni, omaggi e plagi

Pubblicato da Claudio, Martedì 14 ottobre 2008

L\\\\oggetto del contendere
Oggi pomeriggio sul forum di Fantasy Magazine, grazie allo spunto gentilmente prestatomi da un lettore, è nata una riflessione su citazioni e plagi in un'opera letteraria.

Tutto prende le mosse dalla mia volontà di inserire in "Arthur e lo Stregone Nero" alcuni omaggi ai miei maestri e alle opere che mi hanno ispirato e motivato di più nel corso degli anni, e senza le quali non avrei nemmeno accarezzato l'idea di scrivere; in particolare, ha suscitato "scalpore" la figura di Wendell, lo stregone buono amico dei protagonisti, da me tratteggiato nel prologo sul modello del Gandalf tolkeniano, con gli stessi attributi fisici e caratteriali.

Ricalcando questo topos (che, non dimentichiamolo, ha la sua prima testimonianza scritta nel Merlino del ciclo arturiano) la mia intenzione era da una parte quella di omaggiare colui che a parer mio è l'inarrivabile maestro del fantasy, e dall'altra quella di sottendere l'affascinante idea che certi personaggi possano, in un certo senso sotto mentite spoglie, attraversare il tempo e lo spazio e rivivere in altri contesti, scaturiti come sono dalle tensioni più ataviche dell'immaginazione umana.

In questo mi conforta l'idea che con il lettore, inteso come individuo che condivide la stesse mie basi culturali - indipendentemente dai gusti e le scelte in fatto di libri - o ancora a maggior ragione quando appassionato dello stesso genere da me praticato, ci sia un terreno comune: la conoscenza e l'apprezzamento di determinate opere e atmosfere che in qualche modo possano avvicinarci, vincendo la diffidenza che accompagna spesso l'approccio a un nuovo autore.

Invece, alcuni pareri ricevuti privatamente (fortunatamente la minima parte) insistevano nella sconvenienza di questa mia operazione, come se avessi commesso un sacrilegio o, al contrario, un'operazione banale e scontata.

Premetto che la mia frequentazione con Tolkien risale a circa 20 anni addietro, quando a conoscere le sue opere era una frazione di coloro che sono "saliti sul carro" dopo l'uscita dei film di Peter Jackson, quindi il mio apprezzamento è incontaminato e genuino, originando su un piano squisitamente letterario (e non solo dal Signore degli Anelli); inoltre, molte delle altre citazioni presenti in Arthur, decisamente meno accessibili, non sono state colte (ho inserito riferimenti alla Biblioteca di Babele di borgesiana memoria, a Lovecraft, a Freud, a Jensen).

Ci sono anche decine di rimandi a videogiochi come Final Fantasy, Monkey Island, Silent Hill, Kingdom Hearts: un frullato di cultura popolare e non, insomma, per il quale non provo nessun rimorso, anzi.

E' fondamentale però, a questo proposito, operare un distinguo: a essere omaggiati sono stati gli aspetti "esteriori" delle opere in questione, qualche nome, qualche suggestione; idee o scene specifiche non sono mai state copiate, e nella mia visione non avrebbe potuto essere altrimenti.

Se il problema fosse stato quello di una mia mancanza di fantasia, credo che la fantasia che caratterizza tutto il resto dell'opera parli da sé; e non so se valga nemmeno la pena sottolineare che avrei potuto trasformare, con un'operazione di editing di pochi minuti, il personaggio "incriminato" in qualsiasi altra cosa mantenendo per lui la stessa funzione (a questo proposito ricordo una affermazione analoga di Francesco Falconi quando gli si chiedeva ragione della scena della tartaruga gigante di Estasia, un chiaro omaggio a Ende che lui difese con convinzione).

Quindi, mi chiedo, da che parte sta la verità? Un lettore di FM difendeva il diritto alla citazione, ricordando che per esempio i "dotti rimandi" al cinema sono visti come pregi di un'opera (Tarantino, che ne ha fatto il suo marchio di fabbrica, docet), io sono della stessa idea.

Voi che cosa ne pensate?

Catalogato in: Scrittura


commenti
1
pubblicato il 15.10.2008 alle 13:38 da dhs

Ah, non lo so io....

Hai citato pure Bobbe!

2
pubblicato il 15.10.2008 alle 16:59 da Fabrizio Valenza

Credo che la voglia di criticare acriticamente sia sempre viva e vada per la maggiore. Da parte mia, omaggi ai propri maestri non possono che essere apprezzate perle. Ovvio che dipende, poi, dal modo in cui si fa, ma non ha senso criticare un omaggio.
Fabrizio

3
pubblicato il 15.10.2008 alle 17:23 da Stefano Romagna


Un omaggio può anche starci, ma mi trovi d'accordo con Fabrizio.
Secondo me dipende dal modo in cui si fa, quanto è palese e se è realmente utile ai fini della storia. Di solito leggendo non amo molto i rimandi ad altri autori, soprattutto se messi lì tanto per e sviluppati senza la minima cura.
E pur vero, d'altro canto, che scrivere di narrativa fantastica senza prendere ispirazione dai grandi maestri passati e contemporanei è impresa ardua.

4
pubblicato il 15.10.2008 alle 19:26 da Okamis

Mmh... Non so perché ma mi sento la causa di questo topic XD
Senza voler ripetere quanto già scritto su FM, dico di trovarmi d'accordo sull'esigenza di dover esprimere, specialmente in un'opera d'esordio, quelle che sono le proprie basi culturali, artistiche e non solo. Quello che nel passaggio della descrizione di Wendell mi aveva fatto accigliare un attimino era la mole di citazioni tutte rivolte verso lo stesso personaggio (Gandalf in questo caso): prima con i fuochi d'artificio, poi con le caratteristiche fisiche e così via. Passami la formula (scherzosa ovviamente), ma mi è sembrata una macrocitazione a prova d'idiota. Un po' come se volessi dire: "Oh, ragazzi, sto citando Tolkien. Avete capito? Sto citando Tolkien. OOOH TOLKIEEEEEN!!!" Forse è solo il mio gusto personale, ma per me le citazioni devono essere un po’ più sottili, meno esplicite (e lo dice uno che quando guarda un film di Tarantino va a caccia di citazioni ;) ). Detto questo, non ho mai pensato che il tuo fosse un plagio (anche perché solo un folle tenterebbe un plagio di uno degli scrittori più famosi di tutti i tempi , e tu non mi pari proprio esserlo XD).
PS: Sto riscontrando un piccolo bug sul tuo sito, Claudio. Nel riquadro dove scrivere i commenti, una volta superato il bordo inferiore, non si vede più quanto si sta scrivendo, tanto che sono stato costretto a scrivere la seconda metà di questo messaggio su Word. Solo io ho questo problema?

5
pubblicato il 15.10.2008 alle 22:18 da Claudio Tassitano

Okamis, grazie di essere intervenuto!
In effetti lo spunto occasionale me l'hai dato tu, ma è una cosa che mi frullava in testa già da un po'.

La ragione per cui non sono stato troppo sottile con i richiami a Gandalf è dovuta principalmente alla giovane età dei destinatari ideali del libro. Ovviamente, a lettori esperti come voi che siete intervenuti in questa discussione sarebbe bastato anche un solo aggettivo - "cespuglioso" appunto, come da te notato - per riandare subito al Signore degli Anelli, ma ho voluto aggiungere il particolare dei fuochi d'artificio per chi, più giovane, avesse solo visto il film.
In ogni caso, anche grazie alle critiche che mi sono state mosse, sono giunto alla decisione di non inserire più omaggi di questo tipo nelle mie prossime fatiche letterarie. D'altronde mi sono già tolto il "sassolino dalla scarpa" con il primo romanzo, e preferisco di gran lunga che la critica futura verta sul contenuto del libro rispetto a elementi di minore importanza, che inevitabilmente vengono filtrati dalla sensibilità personale di ciascun lettore.

A proposito dell'idea che solo un folle tenterebbe un plagio vero e proprio su Tolkien, ti devo però contraddire: Terry Brooks, con il suo primo libro della serie di Shannara, a mio avviso ha fatto qualcosa di molto simile! Non me ne vogliano i suoi fans, tra l'altro più di uno mi ha assicurato che i libri successivi sono ottimi, ma seguendo la trama e paragonandola punto per punto con quella del SdA, si notano coincidenze a dir poco sospette :)

E infine grazie per la segnalazione del bug sul sito. In effetti c'è un tag che blocca la barra di scorrimento nell'area di testo destinata ai commenti, che avevo messo per ragioni puramente estetiche; ma in effetti per commenti lunghi scrivere "alla cieca" diventa fastidioso.

6
pubblicato il 16.10.2008 alle 14:45 da Okamis

Cavolo, hai ragione. Mi ero proprio scordato de "La spada di Shannara" (e dire che l'ho pure letto). Confesso tuttavia di non annoverare certo Brooks tra i miei scrittori preferiti, anzi è piuttosto in basso nella mia classifica personale ;)

7
pubblicato il 17.10.2008 alle 12:21 da DHS

Brooks è uno scritto molto scostante, soprattutto per ciò che riguarda le trame dei suoi libri.

La prima trilogia non è eccezionale (anche se ho ottimi ricordi de "le pietre magiche") ma la quadrilogia seguente è fenomenale.

Un ottimo esempio della sua scostanza è, di ciò che ha fatto in seguito, la quadrilogia della Jerle Shannara. E' scritta in maniera scorrevole, quasi divina: i libri vengono praticamente divorati e danno assuefazione. Però, poi, il ciclo si chiude in maniera veloce, semplicistica e assolutamente insoddisfacente.

La trilogia successiva è stata invece un'occasione sprecata: si svolge in buona parte (due terzi) nel Divieto, secondo me una delle migliori invenzioni di Brooks, ma lo svolgimento è decisamente al di sotto delle aspettative.

8
pubblicato il 20.10.2008 alle 12:19 da Morgante

Oh, bella!
Io sono proprio una di quelle persone che ha notato l'omaggio a Gandalf e privatamente ti ha fatto un piccolo appunto. ;)
Beh, però forse sono stata fraintesa. Che si facciano omaggi a un autore non m'importa, e in alcuni momenti è bello, è romantico. Poi, tra plagio e citazione c'è un abisso, naturalmente. Brooks, in effetti...ha un po' esagerato.
Il mio suggerimento a sostituire i fuochi d'artificio con altro era un modo ironico (speravo, ma evidentemente mi hai preso sul serio) per stemperare altre critiche per me ben più serie che sapevo stavo per scrivere. In quel punto avevo ancora un sorriso sulle labbra, era una cosa buffa. Ma è vero, quando si è dall'altra parte, ogni frase, giocosa o meno, può sembrare una stilettata. Come ti avevo scritto, Claudio, la possibilità di guardarsi in faccia avrebbe ridimensionato ogni cosa.
Comunque, il mio appunto era solo un appunto, la cosa in sè mi ha un po' fatto arricciare il naso solo per la posizione. Fosse stato a metà del libro, con altre conoscenze del personaggio, avrei sorriso sorniona per il riferimento. All'inizio di un libro invece mi fa sbadigliare. Tutto qui. Ma ognuno fa riferimenti, e ama anche farli, a quegli autori che lo hanno emozionato, o addirittura spinto a iniziare la stessa strada. Non c'è nulla di male in questo.

Non devi smettere di fare riferimenti ad opere che hai amato, anche perché è assurdo credere che con le migliaia di opere al mondo, si riesca ad evitare di sfiorarne altre. Il bello a volte sono proprio i punti d'incontro fra le storie.
L'importante è che ognuna poi prenda la sua strada, giusto?

Ciao ciao

P.S.
Bello che sia nata questa discussione, l'argomento è molto intrigante!

9
pubblicato il 20.10.2008 alle 12:49 da Morgante

Ho scordato una cosa.
Ho riletto giusto ora la tua risposta al mio commento al libro. Lì scrivi che "ero la prima a mostrare un po' di fastidio per la super guest star Gandalf..."
Eh, eh, eh, eh, per caso è iniziato da me il tuo frullio di pensieri sulla questione?
;)

10
pubblicato il 20.10.2008 alle 19:31 da Claudio Tassitano

Morgante,
sì, ti devo riconoscere il ruolo di pietra angolare :)
Sei stata in effetti la prima a muovermi questa critica, e l'hai argomentata piuttosto bene. Altri in seguito mi hanno solo citato i "riferimenti tolkeniani", quindi all'ennesimo parere dove veniva menzionata la cosa ho deciso di intervenire. In effetti, mi sono reso conto che a volte basta prestare il fianco a una critica su un elemento minore o secondario del testo per ritrovarsi con una serie di commenti che battono sempre là, ignorando tutti gli altri aspetti dell'opera che sarebbero meritevoli di critica (non è ovviamente il tuo caso, come ti ripeto la tua l'ho apprezzata, era approfondita e ben argomentata - e per inciso non ho alcun risentimento, ho ben capito che il fulcro delle tue critiche non erano le famose citazioni) .
Ma poi tuo fratello l'ha letto il libro? La pensa come te? ;)
A presto,

11
pubblicato il 21.10.2008 alle 01:28 da Morgante

Ciao Claudio,

al momento mio fratello sta leggendo Pan di Dimitri; mi è piaciuto moltissimo, mi ha davvero sorpreso. Dopo quello, credo che leggerà il tuo libro, e penso che lo farà anche mia madre (l'ho visto sul suo comodino).

Ciao

12
pubblicato il 23.10.2008 alle 13:24 da LotharBasler

Confine labile, quello fra citazione e plagio (che poi diventa una scopiazzatura, quando difetta persino d'eleganza).
Ogni autore fa bene a difendere le proprie, purché si renda conto di come la sensibilità soggettiva del lettore avrà diritto a decretare, come al solito, la specifica impressione.
E questo rende difficile calibrare la citazione alla perfezione.
Per come la vedo io, l'importante non è tanto renderla occulta (che se lo è troppo, non la coglie nessuno) o esplicita (Tarantino docet): l'importante è essere onesti, non dando mai l'impressione di averla voluta adottare per uno scopo differente da quel che dovrebbe essere, ovvero aggiungere qua e là ciliegine su una torta fatta d'altro.
A questo scopo, le citazioni andrebbero centellinate e mai abusate, a meno di non stare producendo un omaggio vero e proprio nei confronti di qualcuno o di qualcosa.

13
pubblicato il 27.10.2008 alle 10:42 da Mirco

Le citazioni, quando volute, esplicite e messe al punto giusto, sono un ottimo spunto da cui partire. Molta parte della letteratura postmoderna si basa su questo e nessuno ne svaluta il contenuto. Nel fantasy non so fino a che punto questo è stato applicato. La Rowling ha citato molto ad esempio, e nessuno le ha detto niente. Ha citato Tolkien, C.S.Lewis, Edith Nesbit ecc...

14
pubblicato il 31.10.2008 alle 15:16 da dhs

Io peraltro trovo decisamente una scopiazzatura il capitolo dove il protagonista si ritrova ad affrontare il Dragone Meccanico da 10000 hit points.

Ah, non è in Arthur?

Vabbè, ho sbagliato libro: del resto, un libro fantasy non vale nulla se non c'è un bel Dragone Meccanico, come in tutti i J-Rpg veramente belli.

hihihihi

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pubblicato il 28.11.2008 alle 20:44 da Stefano Romagna

Claudio, ma a quando il prossimo post ?!?
Sai, a furia di rileggerlo ormai lo so quasi a memoria... :-)

16
pubblicato il 28.11.2008 alle 23:37 da Claudio Tassitano

Stefano, hai perfettamente ragione... latito, sono assente, incasinato, fuori fuoco da un bel pezzo ormai. Che posso dire? Cercherò di rimettermi sotto ben presto (l'editore mi ha chiesto Arthur 2, tra l'altro, e io ancora sono all'inizio) e scrivere qualcosa di interessante per far capire che sono ancora vivo :)

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pubblicato il 01.02.2009 alle 12:32 da Mariateresa

Prima di tutto voglio fare gli auguri a Claudio per essere riuscito, già da un pezzo, a pubblicare...e ho la sensazione che sia un bel libro, infatti è nella lista di quelli da leggere(il che non è poco, data la mia severità di giudizio). Detto questo, ritengo che non ci sia nulla di male nè nelle citazioni ampiamente usate nè nel riprendere un determinato topos. Io, nella mia trilogia Le pietre del potere, l'ho fatto e ho ripreso l'elfico tolkeniano(il mio caro maestro Tolkien!)adattandolo al greco e al latino per creare le lingue elfiche e umane. Mi sono state mosse accuse, ma ho fatto notare che una lingua per quanto inventata non appartiene a nessuno, perchè si evolve di continuo e si adatta a coloro che ne fanno uso. Per di più, nel mio caso era una lingua ricavata dall'inglese antico e dai dialetti celtici, quindi per diritto riutilizzabile. Stessa cosa vale per i topoi letterari. Si può dire che i greci e i latini non facevano altro che copiarsi a vicenda tragedie e miti! Allora, dicono alcuni, dov'è l'originalità?Semplice. Esistono tantissime varianti di una stessa storia, ma non saranno mai uguali tra di loro. L'innovazione sta nel modo in cui gli eventi e i personaggi vengono narrati. E con questo ho concluso.
ps:ancora auguri a Claudio...tu sei riuscito dove io non sono ancora riuscita(aspetto il responso della Rizzoli da 6 mesi!)...ma questo non può che farmi felice e darmi speranza.

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