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Andrea D'Angelo - La Rocca dei Silenzi

Pubblicato da Claudio, Domenica 07 settembre 2008

La Rocca dei Silenzi
Non è una passeggiata leggere "La Rocca dei Silenzi".

Certo, è un fantasy, un genere che di solito si accompagna all'idea di evasione, ma come dichiara Andrea D'Angelo nella "Nota dell'Autore" alla fine del libro per lui il fantasy è un modo per riflettere sui problemi della realtà; e dal fatto che sul particolare spunto di questo romanzo egli non sia riuscito a trovare una risposta soddisfacente scaturisce un romanzo che riflette il suo dissidio in più di un modo.

i personaggi sono di grande complessità e spessore
Innannzitutto lo fa attraverso personaggi di grande complessità e spessore. La maggior parte dei romanzi fantasy si limita a tratteggiare i personaggi attribuendo loro una ben precisa caratteristica (la ferita del passato, un'ossessione, una debolezza) e imposta le dinamiche su questo; invece Andrea va oltre e tenta una caratterizzazione quanto mai realistica, dove ogni personaggio ha diverse sfumature di grigio, e dove non esiste nessuna certezza: si brancola nel buio, sia nei rapporti interpersonali, sia nella ricerca della verità sulla Rocca di Ammothàd, condotta parallelamente attraverso un'investigazione nella torre di Dothròm (regno del potere e delle trame dei fruitori di Magia) e una vera e propria catàbasi all'interno delle viscere del dungeon, che rappresenta il fulcro del romanzo.

I rapporti all'interno dell'eterogeneo (per estrazione, razze e obiettivi) gruppo di eroi che sfiderà le oscure viscere della Rocca non sono mai definiti; le incomprensioni e i dissidi sono continui, e il picco di interesse sotto questo aspetto credo si raggiunga quando i sette superstiti decidono di dividersi in tre gruppi per esplorare altrettante vie, e le tensioni crescono in modo palpabile.

uno stile aspro e scabro, per una scrittura impeccabile, che va dal lirico al turpiloquio
E' una lettura difficile, dicevo all'inizio, non solo per la difficoltà di inquadrare i personaggi in schemi e pattern ben definiti, permettendo quindi di lasciare inoperosa la mente durante la lettura (e in questo i nomi scelti dall'autore, molto belli e musicali ma ardui da memorizzare, rappresentano un ostacolo ulteriore) ma anche perché lo stile è, soprattutto nei dialoghi, aspro e scabro come le rocce dei paesaggi montani che Andrea è così abile nel delineare. Gli scambi di battute sono a volte criptici, ma sempre significativi; richiedono però uno sforzo di comprensione in più al lettore.

Questi da qualcuno potrebbero essere visti come difetti, ma ad armonizzare il tutto ci pensa la scrittura, uno stile impeccabile che a seconda delle necessità può attraversare tutta la gamma espressiva tra il lirico e il turpiloquio, e che dimostra una padronanza assoluta dei mezzi tecnici. Mai una frase che non scorra, mai una scelta lessicale sciatta, e in questo Andrea mi ha davvero sorpreso, come uno dei pochi scrittori italiani di fantasy che davvero mi abbiano riportato alla mente illustri predecessori. Molte delle scene descritte sono riuscito senza difficoltà a visualizzarle nella mente, e questo è senz'altro il sintomo di una capacità evocativa di tutto rispetto (e che mi ha lasciato in eredità alcune suggestioni macabre nient'affatto piacevoli).

Certo, qualche piccolo difetto c'è: alla mente mi tornano ad esempio alcuni pensieri in corsivo dei protagonisti, a volte troppo secchi o forzatamente teatrali. Secondo me lo stato d'animo dei personaggi era già ampiamente definito dai dialoghi e dai pensieri espressi in forma indiretta. Un altro difetto potrebbe essere considerata l'alternanza a volte troppo ravvicinata di cambi di punto di vista, che se non ricordo male in un paio di casi non è stata nemmeno annunciata dallo stacco di riga.

la Rocca, un monolite sulla strada dei personaggi
Ma sono piccolezze, soprattutto perché c'è la Rocca; il solo concetto di questi labirintici intrecci di corridoi, sale e grotte scavati nel ventre di un monte e popolati da mostri brutali e a prima vista invincibili mi ha affascinato fin dalle prime pagine, tanto che se i viaggi per raggiungerla fossero stati cinque o sei invece di due, li avrebbe meritati tutti ampiamente. E' come un enorme monolite nero posto da una volontà malefica (ma, scopriremo, nient'affatto aliena) sulla strada dei protagonisti, con il quale dovranno tutti loro fare i conti. Gli orrori che si nascondono al suo interno segneranno dentro ognuno, per sempre e in più di un modo; per qualcuno significando la fine e l'espiazione, per altri invece l'inizio di una nuova vita.

Ci sarebbe molto altro da dire sulla Rocca dei Silenzi (l'intervento delle taccole, la visionaria e ardita scena della resurrezione, il colpo di scena finale), ma sono emozioni che meritano di essere vissute in prima persona. E' per questo che vi consiglio di attraversare insieme ad Andrea D'Angelo il portone scardinato della Rocca e addentrarvi nei meandri senza luce di quest'antica fortezza dell'impero Vercey; probabilmente non troverete la vostra strada come accade ai protagonisti, ma avrete scoperto un fantasy italiano finalmente degno di stare alla pari (se non davanti) a tanti blasonati titoli inglesi e americani.

Catalogato in: Recensioni


commenti
1
pubblicato il 07.09.2008 alle 22:46 da Michele Giannone

D'accordo con te, Claudio.

Al momento (come ho avuto modo di dire ad Andrea stesso e in altre sedi) il migliore fantasy italiano che io abbia letto.

Concordo soprattutto sulla padronanza del mezzo da parte diAndrea che utuilizza il linguaggio in modo assai diverso dal mio ma con esiti stupefacenti.

Da apprezzare poi l'incisività di alcune scene, in particolare quella della resurrezione: geniale nella sua beffarda crudeltà.

L'unico rammarico è il tempo che Andrea si prende per scrivere i propri romanzi (parziale, se il romanzo che scaturisce alla fine del suo percorso creativo è di siffatto livello).

2
pubblicato il 08.09.2008 alle 11:22 da Andrea

Ciao, Claudio.

Grazie per questa lusinghiera recensione. Avendo letto in passato altre tue recensioni in questo (peraltro esteticamente molto bello) sito, so che non sei facile da convincere. Mi ritengo più che soddisfatto, dunque, per quanto riguarda il Tassitano lettore.

I difetti che riscontri sono presenti. A dirla tutta la mia editor, saggia e preparata, li ha resi abbastanza innocui: prima del suo/nostro editing c'erano più pensieri e più problemi di punto di vista. Quindi ancora una volta grazie a lei per aver migliorato ciò che andava migliorato.
Posso fare di meglio. La questione del punto di vista, tuttavia, a me sta sempre sul gozzo: nel nuovo romanzo che sto scrivendo ho deciso di cambiarlo all'interno delle stesse scene, con un narratore onnisciente, "alla vecchia". E mi piace la soluzione, anche se già so che molti storceranno il naso. Il fatto è che, come sempre, mi stanno strette le "scelte logiche del momento" (oggigiorno va molto quella in terza persona, perché più diretta. Ma quando una scelta simile diventa scontata ritengo un genere sia nei guai: non tutti i romanzi si adattano a questo punto di vista e, per ciò che mi prefiggo con "Il giorno dopo" - pseudo-seguito de La Rocca dei Silenzi -, avevo bisogno di più respiro. Il respiro toglie un po' di pathos? Chissene frega, se mi dà quell'ampiezza espressiva che necessito. Il succo sta nell'utilizzare con acume le soluzioni.
Un po' m'infastidisce quest'atteggiamento di molti scrittori (esordienti e non), che escludono a priori soluzioni tecniche validissime, soltanto perché non di moda. Non è il caso della Rocca, sia chiaro (e i difetti che tu hai notato sono proprio difetti, infatti, errori tecnici bell'e buoni). Ma "Il giorno dopo" andrà controcorrente dal punto di vista del punto di vista! :) (Un po' come la Rocca va controcorrente circa i turpiloqui: che diavolo! Sembra che per essere considerati creativi e validi autori di Fantasy si debbano percorrere strade già battute dalla maggioranza... A me sembra una contraddizione in termini.)

Resta il fatto che, come tu hai sottolineato nella tua recensione, un romanzo così resta meno fruibile dal lettore medio: è più difficile da leggere, impegna il lettore. Ebbene, a me piace il lettore intelligente, attivo, che non si accontenta di sorbirsi una storia "facile" (fermo restando che anche dare la pappa in bocca al lettore come Scrittore comanda non è affatto facile).
E continuo su quella strada: niente di facile, niente di pronto, niente di nero e bianco. Solo sfumature di grigio e sfide per il me scrittore e per i loro lettori.

Grazie Michele per il tuo ennesimo intervento positivo sul mio romanzo.
Circa i miei tempi di produzione, sono diventati ingiustificati. Ci sto mettendo troppo tempo con "Il giorno dopo". Ho fatto un fioretto: finirlo nel 2008 (la prima stesura, quanto meno). I due/tre anni di crisi personale, che ha finito per picchiare a sangue anche lo scrittore che c'è in me, pesano sui miei tempi di produzione. Dopo anni di grande facilità creativa sono incappato nella *vera* crisi. Non era da foglio bianco (ho ideato 4/5 romanzi), ma emotiva, profonda. Ora sono tornato e sono tornato più forte di prima. Spero che il risultato, sarà esso in libreria o meno, soddisferà chi mi regalerà il suo tempo.

Ancora grazie, Claudio.

Un sorriso,
Andrea

3
pubblicato il 09.09.2008 alle 10:10 da LotharBasler

La 'Rocca' è nella mia borsa. Se tutto va bene, l'attacco oggi sulla via del ritorno dal lavoro (probabilmente nella sala d'aspetto del dentista, giusto per accrescere la tensione che, preavviso, intride l'opera...;-P).

Sono molto, molto curioso...

Un saluto a tutti.

Marco.

4
pubblicato il 10.09.2008 alle 08:25 da Fabrizio Valenza

E' proprio vero che Andrea sa essere molto profondo e nuovo, rispetto al panorama che normalmente si vede in Italia, pur se - contemporaneamente - molto classico. E per me questo termine, "classico", ha un valore assolutamente positivo.
Tuttavia il romanzo di cui parli non l'ho ancora letto. Spero di farlo quanto prima.
Ciao. Fabrizio

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