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Marco Davide - La Lama del Dolore

Pubblicato da Claudio, Martedì 27 maggio 2008

La Lama del Dolore
Mi sono accostato a "La Lama del Dolore" senza sapere bene che cosa aspettarmi, al di là del capitolo iniziale che avevo letto sul sito di Marco Davide in PDF e che mi aveva incuriosito. Infatti su Anobii, la community di lettori che frequento, avevo notato un'alternanza a dir poco curiosa di voti altissimi e bassissimi che mi aveva disorientato (ma sull'argomento si è già pronunciato l'autore, in un precedente commento su questo stesso blog).

Poi, più o meno a metà della lettura ho lamentato un principio di delusione che accomunava questo romanzo al "Trono di Spade" di Martin, ma in seguito mi sono reso conto che la mia sensazione era dovuta a una serie di fattori concomitanti (e a paranoie mentali tutte mie) più che a reali difetti del testo.

Adesso che ho terminato di leggere, posso cominciare questa recensione affermando che tutto sommato, sì, il libro mi è piaciuto. Questo in genere lo capisco quando, ripensando alle avventure, all'ambientazione e ai personaggi, la mia mente viene accarezzata da sensazioni positive, dalla voglia di tornare in quel mondo. Non mi è successo con "La Setta degli Assassini" di Licia Troisi (probabilmente perché sono fuori target, o forse perché un mondo vero e proprio nei libri della Troisi non l'ho trovato, al di là di quello interiore e fin troppo tormentato delle protagoniste), e mi è successo invece con "La Lama del Dolore".

Gli aspetti positivi del romanzo sono innanzitutto i personaggi: Simone/Mutio è quello che più mi è piaciuto, solare, positivo, tutto sommato il più "normale" della compagnia (anche se la sua scelta, con la quale termina la prima parte del romanzo, è ben difficile da digerire - anche io ho una moglie incinta e sinceramente, valutato tutto, non avrei mai potuto fare la stessa cosa); Rugni il nano mi ha più volte strappato un sorriso, con le sue uscite eccessive e le sue spacconerie; il mezz'orchetto Moonz è una presenza dolorosa che permette al'autore di mettere in scena, all'interno del gruppo, interessanti dinamiche di esclusione/accettazione della diversità.

Invece chi dovrebbe essere il mattatore, il protagonista assoluto, vale a dire Lothar, mi ha convinto molto meno. Almeno fino al momento in cui ha finalmente messo all'opera la Lama del Dolore, scatenando la sua furia, mi è sembrato abbastanza passivo, quasi insicuro, tutt'altro che trascinante e deciso come mi sarei aspettato dalla figura di un carismatico cacciatore di taglie che persegue la strada della vendetta. Nella seconda parte del romanzo però la sua personalità e il suo ruolo vengono meglio definiti, col risultato che diventa tutto più interessante.

E poi di buono c'è la scrittura: Marco ha una penna potente, in grado a volte di dipingere scene di grande impatto, sempre scorrevole e mai tediosa, con un'aggettivazione che potrei azzardare "barocca" per ricchezza e scelta dei vocaboli, in grado di dar vita a un mondo credibile, con descrizioni vivide e accurate.

E però, a tratti, è proprio questa insistenza sugli aggettivi e sulla frase volutamente tornita a diventare un difetto (a volte sconfinando nel bonolisismo - come scherzosamente definisco un certo modo di parlare proprio del comico romano), e questo anche quando la scena richiederebbe una sintassi più asciutta e frasi più secche. E' così che alcuni combattimenti, di per sé intriganti per via della piacevole caratterizzazione orrorifica voluta dall'autore, perdono completamente dinamicità e diventano lenti e stucchevoli (vedi lo scontro con i demoni-ragno dentro il Tempio di Fenice - e la divisione in paragrafi della lotta non giova certo ad aumentare il ritmo e rendere il senso di azione concitata che l'episodio avrebbe richiesto). Questo accade in particolar modo nella prima parte del libro, che per certi versi appare di stesura assai precedente alla seconda e quindi meno sapientemente strutturata.

Sono del parere che un editing più incisivo avrebbe potuto tagliare e sfrondare certi punti e anche alcune ingenuità evitabilissime (ad esempio, diverse pagine sono dedicate a presentare l'arrivo della compagnia in una nuova città dal punto di vista di un soldato di guardia qualunque; secondo me questo poteva avere senso nel primo capitolo di un secondo volume, come stratagemma per riportare alla memoria i personaggi in modo graduale, ma non funziona affatto se posto a distanza di una pagina da quando li avevamo lasciati; oppure, in un momento di grande tensione sul finale, far incontrare Lothar con un vecchio nemico del quale non si era mai parlato in precedenza e presentarlo solo dopo, spezza la tensione della narrazione e oltretutto fa perdere l'auspicabilissimo effetto, per uno scrittore, "cavolo, era lui!").

A dar man forte a questa mia impressione sull'editing, si notano alcune sviste lessicali ("far fuoco", "sparare" riferito agli arcieri, oppure "scabroso" in luogo di "scabro", etc.). Ora, non voglio dare l'idea di aver esaminato il libro con la penna rossa da maestrino, ma mi dispiacerebbe che un testo altrimenti valido come "La Lama del Dolore" debba essere bollato come "il solito approssimativo fantasy italiano" per questi difetti assolutamente veniali.

Credo invece, confortato da un'impressione di miglioramento continuo della prosa nella seconda parte del libro, che i seguiti della Trilogia di Lothar Basler sapranno riservarci gradite sorprese. La storia è appassionante, la tematica della vendetta ha sempre il suo fascino, e io non vedo l'ora di sapere come tutto andrà a finire... perciò complimenti, Marco!

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commenti
1
pubblicato il 27.05.2008 alle 21:04 da LucaCP

Ciao Claudio!
Attendevo con ansia la recensione di questo romanzo, soprattutto perché è nella mia wishlist da non so quanti mesi. Ero convinto che non lo avrei mai apprezzato completamente, non essendo un amante del "fantasy classico classico classicissimo" ed invece da alcune cose che hai scritto mi pare di intuire che di spunti interessanti ce ne sono eccome.
Allora appena finisco i titoli in attesa lo leggerò anch'io =)

2
pubblicato il 27.05.2008 alle 21:51 da Stefano Romagna

Direi che hai colto in pieno ciò che ho pensato io al termine di questo romanzo. Promosso, ma con delle riserve che potevano facilmente essere evitate.
Il mondo imbastito da Marco Davide è concreto, interessante e promettente.
Il motore che muove la vicenda, ossia la vendetta, funziona e incuriosisce laddove poteva rivelarsi un tranello pieno di insidie. I personaggi, pur con i loro modi impopolari e violenti, hanno un senso e si muovono bene.
Dove a mio avviso si è posta poca enfasi è, come hai sottolineato tu, in un editing un pò approssimativo e alcuni termini che non mi erano piaciuti affatto, ma che a posteriori, leggendo Martin, ho rivaluto (come l'uso di scurrilità moderna quale "cazzo" e "vaffanculo"). Anche se espressioni come "parcheggiare la carrozza" continuano a non andarmi giù, tanto quanto quella famosa scena del combattimento del tempio, che avendone già discusso con l'autore, ho trovato eccessiva e troppo lunga, non vogliateme.
Difetti solo in parte, quindi, che a differenza della rece appena postata sulla Rocca dei Silenzi, non mi hanno comunque impedito di terminare la lettura, e cosa ancora più importante, non mi hanno tediato nè annoiato. Inutile ribadire che anche io aspetto il seguito, confidando nel miglioramento di un talento che da questo libro d'esordio traspare, ma solo a tratti. Picchi d'eccellenza seguiti da cadute di stile evitabilissime.

3
pubblicato il 27.05.2008 alle 23:37 da LotharBasler

Ti devo due ringraziamenti, Claudio. Il primo per avere dato fiducia tramite la lettura al mio romanzo. Il secondo per avergli dedicato una recensione strutturata e puntuale. Quando toccherà a te, saprai apprezzarle moltissimo.
Per quanto possa essere relativo il commento dell'autore su un giudizio altrui, lasciami dire che concordo con la maggior parte delle cose che hai scritto.
Il mio stile è quello, ricco e a tratti barocco, e imparare a governarlo non è stato semplice. Si corre il rischio di appesantire la prosa, di eccedere nell'aggettivazione. "La Lama del Dolore" è un esordio e, ripeto spesso, al suo interno ho sperimentato narrativa, ho imboccato un percorso che mi ha concesso, pian piano, di trovare la mia strada. E' un cammino che non termina mai, ovvio, la crescita e la maturazione nella scrittura, come in tutte le altre cose, prosegue negli anni. Ma a cominciare con la seconda parte, e a continuare negli altri due volumi, mi sono liberato di certe scorie ed ingenuità tipiche di chi è al principio del viaggio. Sono contento che tu l'abbia notato.
Da questo punto di vista, dici bene, l'editing avrebbe potuto dare una mano in più. Io credo siano stati troppo indulgenti con il mio testo... Sul secondo volume l'editore sta facendo un lavoro più capillare, confido di raccogliere risultati migliori.
Un paio di note a margine... Lothar stenta a prendere in mano il gruppo perché non ha nessuna volontà di farlo. Gli capita, fa di necessità virtù, ma è troppo tormentato dalle sue vicissitudini personali per potersi accollare serenamente la sorte degli altri. La responsabilità gli peserà sulle spalla fin dal prossimo futuro... Lo sforzo compiuto da Mutio per abbandonare la sua Helena è immenso e, come sottolineo nel testo, crudelmente irrazionale. C'è un Destino all'opera, ma non voglio anticiparti niente. Sulle scelte lessicali: ho discorso a lungo con Stefano (autore anch'egli di preziose osservazioni) sulle mie ragioni. Alcune le difendo (le scurrilità ad esempio, che comunque evito di rendere moderne... "vaffanculo" non credo di averlo mai usato ;)), su altre ho cominciato a posteriori a fare maggiore attenzione. Sei il secondo, Claudio, a farmi notare la storia del "far fuoco/sparare"... il secondo su tanti feedback anche minuziosi ricevuti... strano, perché trovo che l'appunto sia molto pertinente (sono andato a modificare il secondo volume di conseguenza, e lì di frecce ne volano parecchie!).
Di nuovo grazie e a risentirci. Spero di poter leggere presto anche il tuo di lavoro!

PS: X Luca CP, non definirei "La Lama del Dolore" un fantasy classico, ma alla fin fine dipende da cosa intendi per classico... Anche lì in molti hanno condiviso la mia idea, ma non è mancato chi s'è detto felice di essersi letto un fantasy vecchio stile... viva la relatività delle percezioni! Nel caso, mi saprai dire. ;)

4
pubblicato il 29.05.2008 alle 13:40 da Stefano Romagna

Ciao Claudio, volevo comunicarti che ti ho nominato per una simpatica catena, se e quando vorrai farla. Info da me. :-)
Buona giornata.

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