Non si vive di solo fantasy...Pubblicato da Claudio, Sabato 17 maggio 2008 Primo post scritto col mio nuovo iMac 24" (fantastico, prima o poi troverò il tempo di postare qualcosa su quanto mi piaccia sotto tutti i punti di vista questo computer). Oggi, forse perché mi sentivo un po' deluso dai due fantasy che sto leggendo (La Lama del Dolore di Marco Davide e Il Trono di Spade di George Martin - per motivi diversi, che mi riprometto di chiarire con due future recensioni, ma che spero prima della fine di entrambi i romanzi di poter mitigare), sono andato in libreria e ho preso questi tre libri:
![]() Che dire del Re del Brivido? Spero che questo nuovo romanzo, come anche da lui dichiarato, sia un gradito ritorno al passato, quanto mai auspicato da noi lettori dopo le recenti delusioni in sequenza (eccezion fatta per Blaze, che è comunque un romanzo degli anni '70 rimasto in un cassetto e pubblicato solo adesso). I migliori libri di King sono assolutamente imperdibili, chi non li ha letti non può nemmeno immaginare che cosa si prova a girovagare nelle Terre Desolate, oppure insieme ai pellegrini del dopo-catastrofe dell'Ombra dello Scorpione, o con i migliori amici di un'infanzia che sta finendo, a morire di paura in una cittadina di provincia americana per l'orribile clown assassino di It... La potenza evocativa della penna di King, nei momenti migliori, davvero trascende l'umano; quella che provo per lui come scrittore è tutta invidia, allo stato purissimo! Incrociamo le dita e vediamo che cosa ci riserverà questo Duma Key... Di Don DeLillo e Ballard invece non so moltissimo, eccetto che sono riconosciuti come dei visionari e che scrivono in uno stile post-moderno; i loro libri sono stati spesso elevati a paradigmi di una società, la nostra, ormai destrutturata e incomprensibile persino a sé stessa, e ovviamente non vedo l'ora di leggerli. Tutto questo per dire che il fantasy per me, come genere letterario, è qualcosa di relativamente nuovo, e che sento di non digerire ancora benissimo. Pur avendo già letto diversi capisaldi del genere, la maggior parte della mia ispirazione come scrittore l'ho trovata in King, nell'insuperabile Signore degli Anelli e nella eccezionale saga di Harry Potter (naturalmente anche altri scrittori hanno lasciato in me un'impronta: Kafka, Lovecraft, E.T.A. Hoffmann, Dumas, Moravia, Prisco, etc.). Dagli esperimenti che ho fatto e continuo a fare come lettore di quelli che sono considerati i classici contemporanei non ho tratto ancora un'impressione indelebile, eccezion fatta per Le Cronache di Earthsea di Ursula Leguin (romanzo stupendo, ricco di significati e, soprattutto, una lezione di stile e di senso della misura raro da trovare altrove). Non vorrei sembrare eccessivamente crudele, ma per adesso per me è come quando ascolti troppa musica leggera - bella, per carità, ma poi ti senti in dovere di metter su Bach o Wagner per autoconvincerti che hai ancora orecchio per la complessità di creazioni più elevate. Solo ora mi rendo conto che il ritorno a una lettura "tradizionale" come Le Correzioni di Franzen, che ho recensito qualche post fa e che ho amato tantissimo, è stato un indice di questa mia insofferenza. Che dire? Spero di trovare presto il romanzo che mi faccia cambiare idea, nel frattempo continuerò la mia lettura dei fantasy dei colleghi italiani per curiosità professionale ma, per mio piacere personale, di altri generi. Catalogato in: Vita quotidiana
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pubblicato il
18.05.2008 alle
13:25 da
Claudio Tassitano
Stefano,
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pubblicato il
18.05.2008 alle
16:08 da
Stefano Romagna
Gli intrighi di corte, i tradimenti, gli amori incestuosi sono i cavalli di battaglia di Martin, la sua firma oserei dire. Quindi se non ti vanno a genio, temo che anche proseguendo potresti non apprezzarli. La strada percorsa da questo autore è profondamente diversa da Tolkien e il suo folckore fatto di miti nordici e anglosassoni. Il suo è un medioevo realistico, sporco nelle tematiche come nel linguaggio, si focalizza su un mondo più canonico, certamente meno fantasioso e più attinente al nostro, a differenza del professore di Oxford. Ovviamente i gusti sono gusti.
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pubblicato il
21.05.2008 alle
13:03 da
Mirtilla
Ciao Claudio,
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pubblicato il
21.05.2008 alle
20:53 da
Claudio Tassitano
Mirtilla, innanzitutto ti ringrazio della domanda, che non è affatto cattiva né inopportuna, anzi mi da l'opportunità di chiarire meglio quello che volevo esprimere con questo mio "sfogo". Hai ragione, nel post di presentazione ho scritto che mi aggiungo agli altri scrittori fantasy italiani, e questo non è del tutto esatto. Infatti ho scritto un romanzo _fantastico_, e non fantasy secondo la definizione tradizionale. Di fantasy vero e proprio in effetti mi rendo conto di non aver letto moltissimo, se con questo termine vogliamo intendere quel genere che ha come capostipite Il Signore degli Anelli e ha regole ben precise e codificate; e, tutto sommato, oltre al capolavoro di Tolkien, che nella mia formazione ha avuto un'importanza seminale, non ricordo di aver amato nessun altro romanzo di questo genere. Diverso, invece, il discorso del fantastico: io mi sono nutrito (e continuo a farlo) di romanzi fantastici, non potrei farne a meno e sono la mia fonte di evasione preferita. Amo quindi le contaminazioni, le commistioni tra fantasia, giallo, horror, magia, fantascienza, steampunk e chi più ne ha più ne metta. Puoi prendere come esempio del mio mondo ideale quello dei vari Final Fantasy, dove le tematiche e le ambientazioni si mescolano senza rigide regole predefinite. Quello che mi importa, in un romanzo, è trovare una voce originale, un universo tratteggiato con una visione ben definita, una cifra immaginativa e stilistica significativa e coerente, che mi colpisca. Invece, per quanto mi riguarda, il tipico fantasy con le razze tradizionali, il mondo rigorosamente simil-medioevale, i nomi tolkieneggianti (ma è solo un'opinione personalissima e non spero di trovare molti proseliti) ha già detto tutto col già citato SdA. Nei ringraziamenti finali del mio romanzo cito invece i creatori dei mondi virtuali che hanno formato la mia fantasia (sì, ammetto di essere stato molto ispirato dai videogiochi, soprattutto RPG giapponesi: Final Fantasy appunto, Suikoden, Xenogears, ma anche le atmosfere di Ico, God Of War e Shadow of the Colossus) e quelli che ritengo essere gli scrittori a me più congeniali (Stephen King, la Rowling, Tolkien). Ci aggiungerei anche Gaiman, Pullman e Stroud, che puoi prendere ad esempio del tipo di fantastico "ibrido" che accende la mia immaginazione. Quindi posso confermarti di avere scelto per esordire un genere da me assolutamente vissuto, che sento profondamente mio e non smette di affascinarmi. Ma mi rendo conto che non ho ancora affrontato il motivo che mi ha portato a scrivere il post qui sopra: ebbene, colpa di una libreria materna vastissima e ahimè povera di libri fantastici (eccetto lo Hobbit, Il Mago di Oz e qualcos'altro che al momento mi sfugge) la mia formazione libraria da bambino e adolescente si è sviluppata principalmente su romanzi tradizionali (Moravia, Prisco, Berto, Sciascia, Morante), con l'amara conseguenza che il romanzo realista o post-moderno, quello che affronta la vita reale, popolato di personaggi del tutto umani, mi appare a volte, in quelle poche sinapsi deputate alla generazione del senso di responsabilità (o di colpa?) , come la "cosa giusta" da leggere, un tentativo di capire la psicologia dell'uomo e di indagine sul mondo reale; mentre il fantasy e il fantastico, di contro, mi appaiono come una facile evasione dalla realtà, quasi un "guilty pleasure".
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pubblicato il
22.05.2008 alle
12:04 da
Mirtilla
Innanzitutto grazie per aver dedicato tanto tempo alla risposta della mia domanda e grazie per aver compreso che non si trattava affatto di una critica ma di sincera curiosità. Il dubbio nasceva da una consuetudine tutta mia di non ragionare troppo per generi pur riconoscendo _a pelle_ cosa sia fantasy e cosa fantastico. Sia dell'uno che dell'altro, ne leggo a vagonata da molti anni e, sul lungo periodo, ciò mi ha portato a non ragionare per confini rigidi. Le diversità di genere sfumano dinnanzi alla lettura di opere basate su fantasia e immaginazione. Per me sono _fantasy_ anche Stroud e Pullman e non solo Tolkien. Per me è fantasy _contaminato_ anche quello della Bradley con la saga di Darkover (fantastico+fantascienza) senza nani o elfi, tanto per fare un esempio.
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pubblicato il
22.05.2008 alle
16:40 da
LotharBasler
Post che m'ha suscitato sentimenti contrastanti...
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pubblicato il
22.05.2008 alle
17:33 da
Claudio Tassitano
Marco,
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pubblicato il
23.05.2008 alle
12:14 da
LotharBasler
Claudio,
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pubblicato il
23.05.2008 alle
13:23 da
Флавио Д
Ah, allora alla fine te lo sei preso l'iMac :)
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Beh, rimanere delusi da Martin è un'ipotesi che francamente sono un pò sorpreso di leggere, ma tant'è... Certo, è un fantasy particolare e diverso dai canoni, che si discosta da Sua Maestà J.R. Tolkien e trova una strada tutta sua. A me è piaciuto anche per questo: una volta tanto niente nani, niente elfi, solo tanti personaggi tutti caratterizzati magistralmente, e una terra, quella dei Sette Regni, che pare vivere oltre la carta. Occhio però che Il trono di spade è solo la prima parte del volume integrale che Martin pubblicò quale volume iniziale delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. Per una valutazione globale dovresti quindi leggere anche la seconda parte, pubblicata in Italia da Mondadori sotto il nome di Il grande inverno, anche perchè, come avrai modo di constatare, Il trono di spade non finisce e viene troncato all'improvviso.
Sono contento che ti sia piaciuta la Le Guin, a mio avviso una vera e propria fuoriclasse inarrivabile. Anch'io adoro King. Di Duma Key ne parlano tutti molto bene, avrò modo di scoprirlo quando inizierò a leggerlo. Buona domenica.