Blog


Pubblicare a pagamento

Pubblicato da Claudio, Venerdì 09 maggio 2008

Oggi mi sono imbattuto in questa news su Repubblica e, sensibile come sono a determinate tematiche, sono subito andato a visitare il nuovo sito del gruppo editorale L'Espresso che si pone come alternativa a Lulu.com o ai più classici editori a pagamento "offline".

Non è certo questo il luogo per affrontare una discussione articolata sullo spinoso argomento del pubblicare a pagamento; dico solo che per me, in linea di massima, è sbagliato pubblicare un libro a proprie spese, come lo è versare un contributo (piccolo o grande che sia) all'editore per la pubblicazione, ma riconosco che ci sono infinite sfaccettature alla questione (deriva profit-oriented dell'editoria attuale, frustrazione per la difficoltà persino di far valutare i propri manoscritti, i tempi biblici da attendere per avere una risposta - eccetto certi grossi editori ben organizzati, che riescono a spedirti una lettera di rifiuto - ovviamente prestampata - persino prima che sia arrivata la ricevuta di ritorno postale del tuo manoscritto).

La cosa però che in questo caso mi ha fatto rabbia è il sottotitolo del sito Il Mio Libro, che vedete riprodotto nella foto in alto.

Per mia esperienza, il 90% di quello che gli aspiranti autori hanno scritto NON DEVE essere stampato :)

Catalogato in: Rampogne e reprimende


commenti
1
pubblicato il 09.05.2008 alle 23:33 da Stefano Romagna

Sono d'accordo. Il fatto è che l'editoria italiana è particolare, d'altronde come il mercato che va a gestire. Pubblicare a pagamento non ha alcun senso, se non è finalizzato a stampare qualcosa giusto per ricordo o da regalare agli amici.
Ma a quel punto mi pare superfluo rivolgersi a un editore del genere, che è a tutto gli effetti un tipografo, non una persona competente che lo fa di mestiere e rischia puntando su qualcuno, com'è giusto che sia.
Anche perchè, parliamoci chiaro, chiedere un contributo vuol dire anche ammettere che alla tua opera è la casa editrice stessa a non crederci per prima. O no?

2
pubblicato il 10.05.2008 alle 15:45 da LotharB

Parliamo la stessa lingua, ragazzi miei, e la pensiamo nello stesso modo...
Con tutte le sfumature del caso, chi pubblica senza vagliare la qualità del materiale, senza fornire il necessario servizio di promozione e distribuzione, domandando per giunta un contributo, non è altro che un tipografo sedicente editore.
A quel punto molto meglio la tipografia dichiarata. Credo sia persino più economica.

3
pubblicato il 15.05.2008 alle 12:53 da Mirtilla

Mi unisco al coro, anche per me iniziative come queste lasciano il tempo che trovano. Però, e tanto è lì che si va parare, sono iniziative che riscuotono successo in termini di pubblico e quindi, nell'epoca del web 2.0 e della voce degli utenti a tutti i costi, gli editori ci investono.

Io la leggo come un'iniziativa di marketing doverosa per tenere il passo dei tempi, ma che faticherà a tenere il passo nel lungo periodo. La gente poi si stufa di leggere cose non di qualità, non filtrate da qualcuno, e tornerà a leggere gli autori dei grandi editori non a pagamento perchè sono sinonimo, a ragione o a torto non entro nel merito della cosa, di autorevolezza. Se l'editore pubblica _ a sue spese_ ci sarà un perchè, no?

Poi, se sia vero o meno, se le case editrici siano obiettive, orientate al merito, aperte all'innovazione e al rischio oppure no, bhè, questa è tutta un'altra storia.

4
pubblicato il 19.05.2008 alle 20:57 da arianna

Giusto, sono d'accordo con LotharB. Se proprio ti senti un novello Walt Whitman (Foglie d'erba l'ha fatto stampare lui e lo vendeva porta a porta) vai dal tipografo sotto casa che di sicuro costa meno.
Tanto, quando le case editrici a pagamento parlano di distribuzione, credo che intendano la distribuzione delle copie invendute (praticamente tutte, eccetto quelle che si compra l'autore) negli scaffali del loro magazzino.
Ora che sto scrivendo ne approfitto per divagare: tu, Claudio, sei un tipo carino, ma nella foto appari troppo serioso. E di sicuro non lo sei, altrimenti non avresti messo quel battere di ciglia fumettistico. Devi essere uno spiritoso, e allora cambia fotografia. Anzi, direi di fare una statistica: chi è d'accordo con me, lo scriva.

1