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Licia Troisi - La Setta degli Assassini

Pubblicato da Claudio, Domenica 13 aprile 2008

La Setta degli Assassini
Finalmente ho letto un libro di Licia Troisi. Li ho sempre sfogliati in libreria, ma qualcosa nello stile di scrittura, leggiucchiato qua e là tra le pagine, non me li faceva comprare.

Dal momento che seguo il blog dell'autrice da alcuni anni, e la trovo una persona simpatica e intelligente, ho deciso di vincere le mie resistenze e comprare questo La Setta degli Assassini, il primo romanzo della seconda trilogia del Mondo Emerso.

Confesso che ho avuto parecchie difficoltà iniziali ad accettare lo stile con cui è scritto il romanzo. Le frasi brevi, spezzate, i costrutti paratattici mi sono sembrati eccessivi per chi come me ama la prosa tornita di Dostojevskji o, per restare in terra fantasy, Tolkien e LeGuin.

In ogni caso, una volta fattaci l'abitudine sono andato avanti piuttosto speditamente fino alla fine.

La rapidità di lettura è il pregio maggiore del romanzo
Questa rapidità di lettura è forse il più grande pregio del libro (che non a caso riesce ad attirare un pubblico di non-lettori, decretando il grande successo di vendite della Troisi).

Però devo essere sincero e quindi dico anche che oltre a questo, non riconosco altri meriti alla "Setta degli Assassini". Innanzitutto il fattore "fantasy" è davvero scarno, e non parlo solo della mancanza di un background solido a livello socio-culturale e storico del Mondo Emerso (non è quello che in genere cerco in un fantasy) ma della totale assenza del sense of wonder e dell'evocatività degli scenari. Le lande di questo mondo sono chiamate con nomi neutri, direi quasi "sbrigativi" (Terra del Fuoco, delle Rocce, del Vento, etc.) che in me non fanno proprio balenare scorci di luoghi fantastici e di un universo "altro".

Ma, dalla lettura del romanzo, si evince benissimo che non è questo l'intento dell'autrice, che invece vuole convogliare tutta l'attenzione sul personaggio principale, un'adolescente che non esiterei a definire "sfigata", tante e tali sono le disgrazie che si abbattono sulla sventurata. E questo si manifesta anche nella staticità nelle (peraltro ammirevoli) copertine di Paolo Barbieri: in tutti e 6 i libri c'è sempre Nihal/Dubhe in primo piano, e niente (o poco) altro.

Sono certo che in questi personaggi si saranno riconosciuti i lettori più giovani della Troisi, animati da una teen angst grande quanto quella delle eroine troisiane; ma questo "monopolio" scenico di personaggi così difficili da amare per un lettore più maturo è secondo me il limite principale del romanzo. Che tra l'altro, come certi adolescenti incazzati e musoni, è anche mortalmente serio: non c'è un momento spensierato, una battuta di spirito o un sorriso che allentino la tensione e l'ordalia di sangue a cui la protagonista, e con lei il lettore, sono costretti.

Aggiungiamoci alcuni particolari discutibili come: un deus-ex-machina (le targhette (!) sulle porte del settore nascosto della Casa degli Assassini, che permettono a Dubhe di trovare facilmente ciò che sta cercando), anacronismi (aprire un passaggio segreto con un piccolo pulsante nascosto sotto una scrivania? In un mondo di stampo medioevale?), melò (Dubhe vive sette anni con il Maestro senza mai chiedergli il suo nome) e strane scelte psicologiche (disgustato dalla brutalità e dalla crudeltà inumana che gli sono imposte, il Maestro riesce a fuggire dalla Setta degli Assassini, in cui era cresciuto, per cambiare vita e dedicarsi a fare... l'assassino?) e otterremo un libro che non può soddisfare i palati esigenti di chi ha già letto molto fantasy.

Detto questo, trovo sconcertanti e del tutto inaccettabili le critiche di chi è giunto ad attaccare personalmente l'autrice e in suo favore mi sento di spezzare una lancia - anche per solidarietà professionale. Bene le critiche, anche caustiche se si vuole, ma che ci si limiti ai libri.

In ogni caso attendo di leggere il primo volume della nuova trilogia di Licia, "La Ragazza Drago" per avere una conferma (anche se spero di poter essere smentito) sulle mie impressioni.

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commenti
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pubblicato il 16.04.2008 alle 19:08 da LucaCP

Ho letto tutti i romanzi della Troisi e confermo quello che hai detto. Personaggi credibili, storie interessanti, stile fluido ma ambientazione inesistente, che viene appena accennata solo se funzionale allo svolgersi degli eventi. Detto questo penso che la "setta degli assassini" sia il miglior romanzo della seconda trilogia, forse per la predominanza delle tematiche dark - che adoro alla follia -. Ma anche a livello narrativo; Dubhe nel secondo e terzo romanzo cambia completamente, sembra irriconoscibile. Ma forse anche in questo caso si tratta di gusto personale ^^

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pubblicato il 09.05.2008 alle 09:46 da Stefano Romagna

Mi associo a quanto detto da Luca. Anche io ho letto Cronache, Guerre del Mondo Emerso e il primo capitolo della nuova trilogia, La ragazza drago.
Licia Troisi ha uno stile che scivola nella mente del lettore come l'acqua di un ruscello, e non è affatto facile essere concisi, arrivare dritti al punto senza perdersi a divagare con il rischio di annoiare chi legge. In molti dicono che è troppo semplice, ma io questo non lo vedo affatto come un difetto. Ben venga essere chiari, magari fossero tutti così! Il suo è un dono che possiedi o non possiedi, come una bella voce. I suoi personaggi, pur non essendo sempre credibili fino in fondo, si stagliano nitidi, e vivono sulla carta.
Di contro, l'autrice a mio avviso si perde in un'ambientazione evanescente, appena abbozzata, e in tutta una serie di ingenuità stilistiche che poteva risparmiarci. Io, cmq, continuo ancora a reputarla una scrittrice con dell'ottimo potenziale, che deve solo migliorarsi e crescere.

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pubblicato il 31.05.2008 alle 13:23 da Stefano

Certe critiche effettivamente esulano dai suoi libri, che, tuttavia, ritengo decisamente mediocri.
Parlare di se in chiave fantasy puo' piacere in prima battuta, ma alla lunga stanca. E' anche abbastanza facile, oserei dire. Basta osservare il modo di vistire di Licia e quello che scrive nel suo blog per vedere che le due protagoniste del romanzo sono personificazioni dell'autrice. Mi chiedo due cose:
Licia Troisi riuscirà a proporci altro? E la Mondadori e i suoi piccoli fan glielo permetteranno?

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pubblicato il 31.05.2008 alle 23:12 da Claudio Tassitano

Stefano,
innanzitutto benvenuto e grazie per il commento.
Sono d'accordo con te sulla facilità di scrivere un romanzo parlando di sé, della proprie speranze, dubbi, impersonando ora l'eroina che si vorrebbe essere (Nihal, Dubhe) ora la persona piena di dubbi e paure che in genere si è a una certa età (come la protagonista della nuova saga, La Ragazza Drago).
Libri fortemente targettizzati, orientati a un pubblico ben preciso che da parte sua li ha recepiti entusiasticamente.
Ed è questo, a mio avviso, il problema: chi glielo fa fare a Licia Troisi di evolversi e maturare stilisticamente quando già gode di un successo direi quasi astronomico (900.000 copie vendute tra Italia e estero lo testimoniano) e dell'incondizionato appoggio di pubblico ed editore (sfido, Mondadori con lei ha trovato la gallina dalle uova d'oro, come potrebbe accogliere un suo eventuale cambio di rotta)?
Non avendo preconcetti e restio come sono a dare giudizi assoluti, sono pronto a rimangiarmi le critiche quando leggerò un suo buon libro, magari non incentrato sull'eroina adolescente di turno, perché le riconosco un discreto talento per il ritmo della narrazione e uno stile che, se adeguatamente curato e "infoltito" nel lessico, può risultare anche piacevole. Ora come ora, però, ho trovato le sue opere una lettura superficiale, scivolata via come l'acqua e che non mi ha lasciato niente.

5
pubblicato il 07.06.2008 alle 13:44 da Stefano

Il problema è anche un altro a mio parere: credo che il fantasy sia un genere che meriti rispetto, purtroppo la formula "Licia Troisi" rischia di produrre danni. Sono passate due equivalenze che io mi sento di discutere con forza.
Letteratura per ragazzi = schifo
E quindi chi si permette di criticare la suddetta autrice è un vecchio bacucco che non comprende le tensioni dei giovani e per converso chi critica tende a buttare nella spazzatura tutta la letteratura per ragazzi.
Fantasy = Letteratura per ragazzi
E chi lo dice? Perché non dovrei aspettarmi atteggiamenti coerenti dai personaggi, mondi credibili, stupri, scene di sesso, lotte politiche e tutto l'armamentario che riempie la nostra realtà? La fantasia non escude la creazione di scenari credibili, anzi è troppo facile dire: tutto è permesso, questo è un fantasy.

6
pubblicato il 09.06.2008 alle 09:45 da Claudio Tassitano

Stefano,
il fatto che la letteratura per ragazzi sia considerata una narrativa di serie B è imputabile all'idea che i lettori, data la loro giovane età, si bevano qualsiasi cosa che gli editori propinino. E' una conseguenza nefasta del concetto di "target" che dal marketing industriale si è espanso anche alla cultura, e che punta a individuare una fascia di potenziali fruitori che accetti senza riserve un determinato tipo di prodotto.
Invece a mio parere la letteratura è, e dev'essere, un mezzo di crescita. Un libro deve presentarmi idee stimolanti, che mi spingano a riflettere, a maturare, a cambiare le mie posizioni (a maggior ragione se sono un ragazzo, quindi per definizione in fase di crescita) e ad affinare i miei gusti. Invece propinarmi quello che io già so, o già mi aspetto, significa sì una facile gratificazione dei miei gusti attuali, ma a lungo termine finisce per confinarmi dentro quella famosa fascia di target che garantisce un prossimo acquisto di un prodotto simile, e così via, in una spirale perversa che ha ripercussioni anche sulla struttura sociale e la vitalità di un paese.
Per quanto riguarda il discorso Troisi, non credo che sia lei la responsabile delle due equazioni che citi, sebbene possa sembrarlo - grazie soprattutto alla grande esposizione mediatica di cui gode - anzi ritengo che quella che è la sua collocazione all'interno delle collane Mondadori sia abbastanza appropriata: si tratta pur sempre di fantasy per ragazzi, in questo caso adolescenti, quindi il realismo che citi non ci starebbe poi troppo bene, mentre sono d'accordo che sia indispensabile in produzioni che si rivolgono a un pubblico più maturo (e questo esula dal discorso del target, perchè comunque una distinzione dei temi trattati - e non già una differenza di profondità dei concetti espressi - fra libri per ragazzi e per adulti è comunque imprescindibile, altrimenti si rischia di presentare nel testo aspetti della realtà che una mente in formazione non è ancora in grado di collocare nella giusta prospettiva).
Il problema invece, come spesso accade in questi casi, sono i fans, croce e delizia di noi scrittori, con i quali è quasi impossibile discutere dei difetti delle opere che amano tanto. Ma questo, ahimè, è comune a tutti i rami dell'arte...
Infine per il tuo discorso della coerenza, anche all'interno di un mondo alternativo in cui tutto è opera della fantasia, non potresti trovarmi maggiormente d'accordo: la creazione di scenari credibili e di soluzioni coerenti, nonché l'opera di attenta documentazione che DEVE stare dietro qualunque opera, anche la più "fantastica", fa la differenza tra il buon fantasy e quello cattivo!

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